tramite Come diventare il mio cane di chinaski7
Ti sparerei
Pur non avendo mai fatto del male a nessuno e pur essendo il tipo di persona che non farebbe mai del male a nessuno – fatta eccezione per il male psicologico, s’intende – non sono certo il tipo che sta appresso a quelle raccomandazioni o insegnamenti sulla bontà, il rispetto di questo e di quello eccetera, e non sono nemmeno, come qualcuno potrebbe pensare e anzi sicuramente pensa, compiaciuto per la mia presunta “cattiveria”, non sono affatto compiaciuto e a dire la verità non sono neanche affatto “cattivo”, è solo che, questo è il punto, se tu entri in casa mia senza il mio permesso, io ti sparo, tutto qui, io devo poterti sparare, lo stato mi dovrebbe garantire il diritto di sparare a chiunque entri in casa mia senza il mio permesso e il diritto di sparare a chiunque entri nella mia proprietà in generale.
È un pensiero che mi è venuto a Natale, quand’ero da Jisus e dal Padre per le feste che un ateo come me adora festeggiare e i parenti telefonavano di continuo – ma io non rispondo mai al telefono, perché ci sono pochissime probabilità di non trovare dall’altra parte un altro essere umano – e, soprattutto, facevano continue incursioni fisiche per recapitarci personalmente gli auguri, cosa che di solito fa sembrare tutti così felici, non so, forse sbaglio qualcosa io, sono sbagliato io, mi dico, forse ho sbagliato, ad esempio, quando quel mio cosiddetto parente ha voluto infrangere la legge non scritta ma ben conosciuta che non si fanno improvvisate in casa di Jisus specie quando ci sono io che sto giocando a un simulatore di Formula 1 e, dopo un quarto d’ora di insistenti scampanellate natalizie, sono andato alla porta e l’ho raggelato con il mio raggelante sguardo laser e, non sapendo del suo grave problema di ipocondria che non era ipocondria ma una malattia vera, l’ho cacciato inviandogli telepaticamente il messaggio non si fanno improvvisate in casa di Jisus specie quando ci sono io che sto giocando al simulatore di Formula 1 e non è previsto un secondo avvertimento.
Forse sì, ho sbagliato. Forse dovrei essere una persona migliore. O forse avrei dovuto sparargli, ecco, anche sparargli è una possibile soluzione, per l'appunto: farlo entrare, prenderlo per mano, portarlo davanti al computer e dirgli “Guarda qua” e sentirlo dire “Ah, giochi con il computer, eh?” e rispondergli “Vedi quella macchina nella sabbia? Sono io. Prima che tu suonassi il fottuto campanello non era nella sabbia, era in pista” e sperare, stringere forte forte gli occhi e sperare di sentirlo dire “Ah, va be’, ma non ti arrabbiare: è solo un gioco! Non è mica una cosa importante!” con tutti i punti esclamativi ai punti giusti e a quel punto prendergli la faccia tra le mani e dargli un grosso bacio sulla fronte e dirgli “Grazie! Grazie!” e lui “Perché?” e io “Aspetta qui” e poi farlo sedere e prendergli la mano e dirgli “Io vado a preparare una tazza di tè, così mi racconti per bene il tuo problema e ti giuro che insieme riusciremo a risolverlo perché tu sei sangue del mio sangue e io non posso accettare che il sangue del mio sangue sia in qualche modo turbato o preoccupato o afflitto da qualsivoglia pensiero”, poi salire di sopra, prendere il fucile, caricare due pallettoni, scendere di sotto e sparargli nelle ginocchia, sentirlo gridare “Ahi! Ma che fai?” e, caricando altri due pallettoni, rispondergli “Be’, ti sparo. Non è meravigliosamente paradossale e ironico che, ora, la mia gara di Formula 1 non sia più ‘solo un gioco’ ma stia per diventare l’evento più importante della tua non importante vita? Più importante per te che per me, addirittura”.
Che poi sarebbe la prova che non mi compiaccio del mio essere “cattivo” ma che voglio soltanto che vengano rispettati la preziosa solitudine e il necessario silenzio di cui mi circondo: non mi importa nulla delle intenzioni del disturbatore, infatti, cioè a me non interessa poter sparare solo a chi entra in casa mia per rubare o violentarmi o che altro, a me interessa poter mettere un cartello sul cancello d’ingresso con su scritto: