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venerdì 12 novembre 2010

Vanity Fair

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 12/11/2010

Nell’ultimo numero di «Vanity Fair» c’è la foto di Biagio Antonacci completamente nudo in copertina. Pelato come un lombrico, solo con un lp a coprirgli il walter. Manco un cd. Un 33 giri di quelli grossi. Se pensi che ad alcuni basterebbe un bottone... Dice che a 47 anni si sente finalmente libero di fare qualcosa che la gente da lui non si aspetta. Ma guarda Biagio che avevi anche altre opzioni. Per esempio, potevi affittare un Tir, andare a Napoli e portarti via qualche tonnellata di spazzatura. Per dire. Oppure non so, tuffarti in una piscina di pastiglie Valda, stabilire il record di maggior numero di aghi di pino mangiati in dieci minuti. Tante, tante cose potevi fare per sentirti libero a 47 anni, non era necessario piantarti nudo e a gambe larghe sulla copertina di «Vanity Fair». Poi non so se avete notato ma quelli che si fan fotografare nudi son sempre unti... ma perché? Li devi mica friggere... Te li devi portare a letto. E poi uno così vuncio ti fa subito l’alone sulle lenzuola. Cosa ne fai? Prima di coricarti lo impani?

Comunque, l’uomo che si spoglia davanti alla donna rimane da sempre uno spettacolo della natura, è come vedere un gatto che cade nella tazza del cesso. Fa ridere e tenerezza insieme. Allora: finché c’è da levarsi camicia o t-shirt se la cavano tutti. Sembra che nuotino nella polenta, ma ne vengono a capo senza infamia. E soprattutto senza lode. Tranne i pirla che provano a levarsi la camicia senza sbottonare i polsini. Op op, tric trac, un attimo e restano ammanettati da soli. E’ quando tocca alla parte sotto che vengono a galla i problemi. E lì ci sono diverse tipologie di maschio. C’è quello che non sta mica tanto lì. Se vede che c’è del chupa in arrivo fa che calarsi braghe e mutande fino alle caviglie. Trac. Si pela da solo come una banana. Devo dirti che subito l’effetto è bello. Peccato solo che sotto le caviglie si forma un cocktail di mutande jeans scarpe e calze tutto saldato insieme dal quale lui non ne viene mai più fuori. Una specie di piedistallo. Tu resti marmorizzata a guardarlo, come l’allodola ipnotizzata dal serpente, e lui comincia a saltellare come quelli che fanno la corsa nei sacchi. Un giocatore di Subbuteo. Passa da superfigo a supercretino in un nanosecondo. Poi c’è quello che per metà è preso dalla foia, e per metà conserva un minimo di cervello. E cosa fa? Si leva una scarpa. Una sola. Sfila un pantalone, la mutanda la leva via da una parte, e così con una gamba è libero di muoversi, ma l’altra si porta dietro tutta una zavorra di scarpa pantalone e mutanda, che lui cerca di togliersi scalciando come i muli quando li ferrano. E poi c’è il posa-piano. Il precisino. Mister Calmini. Che si leva con ordine le scarpe, le mette vicine, si leva i pantaloni, li piega, toglie le mutande e tiene i calzini. E di solito lo Zar, che prima se ne stava impettito come l’imperatore quando saluta l’esercito, è già tornato alle dimensioni del kiwi. Corto pelosetto e verde di paura.

Signori? Sappiatelo. L'uomo nudo coi calzini sotto il ginocchio fa senso quasi quanto vedere un coccodrillo che mangia una zebra. Il primo stilista che mette il velcro ai vestiti da uomo lo faccio santo. Chiuso il capitolo.

venerdì 5 novembre 2010

Torniamo a parlare di scudi

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 05/11/2010

E torniamo a parlare di scudi. Alf, il ministro Alfano, che abbrevio in Alf apposta per non chiamarlo col finale Ano, bene Alf, sta smarmigando ancora con ’sto Lodo Berlu. Adesso si discute sulla reiterabilità. Cioè ci si domanda se questo scudo possa valere anche se Berlu smette di fare il presidente del Consiglio. Frattini ha proposto lo scudo automatico. Che appena Berlu fa un cazzata ecco che si apre l’ombrello. Io proporrei già che ci siamo il paraballe giudiziario. Berlu lo indossa e si para dai colpi bassi dei giudici nani che gli arrivano all’altezza dei gioielli. Eventualmente anche il «guscio anti caduta» come quelli dei telecomandi. Secondo me, Alfy, se alla fine gli fate un guscio Meliconi su misura è la cosa migliore.

Ma cambiamo genere e spostiamoci nel mondo dei contraccettivi femminili. Grandi novità. Gli inventori del prodotto sono un po’ come quelli degli assorbenti. Stakanovisti. Non si fermano mai. Farebbero la gioia di Marchionne. E adesso dopo la pillola, il cerotto, l’anello, le spirali e mai più finito, è spuntata la crema. La nuova cremina anticoncezionale. Basta spalmarsela addosso e lei rilascia poco a poco un ormone progestinico che blocca l’ovulazione. Funziona esattamente come il cerotto, solo che non si stacca e non rischi di trovartelo appiccato alla fronte dopo una notte agitata. Ci saranno vari gradi di protezione? Tipo che se una va a letto col marito basta la crema pasticciera, ma se va a letto con... Ligabue per esempio, ci vuole il fattore di protezione 26? Con Russell Crowe che è maschio all’ennesima potenza devi dare la prima mano, aspettare che asciughi, dare una seconda, passare la carta seppia e alla fine fare anche le rifiniture.E alle volte filtra lo stesso. E poi dove te la spalmi? Vicino alla yolanda farà più effetto? Se la stendi lì intorno, nella zona calda diciamo, là dove la festa impazza, il walter arriva al galoppo. Secondo me però fai una boiata perché metti sulla strada giusta lo spermatozoo. Meglio darsela sotto le ascelle per depistare. Non troppo lontana dal punto utile, però, se no non fa in tempo. Tipo che se per esempio te la spalmi sulle orecchie secondo me prima che arrivi all’utero sei già incinta di due gemelli... Ne basta pochissima, dicono. Sì, ma non per me. Io mi conosco, io sono paranoica. Io se devo dipendere da una crema per non restare incinta mela spalmo un tubo per volta, mi faccio il bikini di crema, che un eventuale walter in visita scivolerebbe come le anguille di Comacchio prima di centrare il bersaglio. E poi, se sbaglio tubetto? Se credo di mettermi l’anticoncezionale e invece mi ungo con l'autoabbronzante? Mi ritrovo nera come Eto’o e oltretutto incinta.

Conoscendo i maschi vedrai che, sperimenta che ti sperimenta, faranno una crema che oltre a essere anticoncezionale avrà anche un effetto anticellulite e idratante. Così che passerà il concetto che più fai l’amore e più usi la crema, più ti va via la cellulite. Così se il tuo lui ti becca in bagno che ti spalmi la crema ti vola sulle piume pensando ecco che ci siamo. E invece tu magari ti stavi solo facendo la ceretta a caldo e lui si ustiona il walter.

venerdì 29 ottobre 2010

Mannaggia

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 29/10/2010

Mannaggia. Son settimane e settimane che non ci arriva una notizia decente. L'unica è che qualche giorno fa un meteorite di 7 metri di diametro ha sfiorato la Terra ma non l'ha colpita. Facciamo schifo anche ai meteoriti. A volte quando guardo i tg mi premo con due dita l'aorta e vado in svenimento controllato pur di non sentire. E Avetrano e Terzigno, e il Lodo Alfano. Ci sta venendo il cuore duro come un parquet dell'Ikea. Duro e pieno di nodi. Abbiamo fame di notizie leggere, un po’ badola, ma che ci distraggano dal cupismo dilagante. Ne ho trovata una ora. Eccola qua. Fresca fresca. Molto balenga. Australia. Panico a Melbourne. Quindici vigili del fuoco con due autobotti sono accorsi l'altro giorno in una proprietà ad Axedale, presso Bendigo, dopo una chiamata che denunciava un forte odore di gas. Si temeva una classica fuga, ma arrivati in loco si è svelato il mistero. Non era una fuga di gas. Era un maiale con dei grossi problemi di... come posso dire... di... aria retrostante.

Flatulenza. Una scrofa, che per motivi di privacy chiameremo Pet, non voglio dire il nome vero della scrofa per garantire l'anonimato, ebbene Pet, coi suoi «do» poco di petto, anzi volendo soprattutto di petto, ma con tanto fiato in corpo, ha mobilitato i pompieri. Che sono arrivati, han capito cos’era, ora non chiedetemi come se no mi tirate verso il baratro, han svelato il mistero e si sono poi fatti quattro risate. Ti immagini per chiamare i pompieri che cosa deve essere stato? 200 chili di scrofa? Che flapà? Un tornado. Un evento eccezionale anche per lei, povera Pet. L'avrà sentita montare dentro almeno un'ora prima. Due avvisaglie di poco conto, con una avrà stordito un tacchino e con l'altra scoperchiato la cuccia del cane, poi... alè. Fiato alle trombe Turchetti. Partito il Superjackpot. L'alloro olimpico. La magna sberla.

E l'eco sarà rimbalzata nella valle. Poi in Australia... già non c'è niente, densità abitativa praticamente nulla, un ranch due cespugli e una staccionata... avrà fatto tabula rasa. Ma io penso alla faccia della scrofa. Perché secondo me non avrà avuto, come invece avremmo avuto noi umani, un'espressione di timido disagio. Anzi. Me la immagino con l'occhio sornione. Tronfia. Lo sguardo luciferino di La Russa. Il muso orgoglioso di chi dice: «Allontanatevi che vi sparo una botta che vi cambia la visione del mondo. Non tornerete mai più quelli di prima». Una scrofa così con un ritorno di fiamma può diventare un pericolo. Ora, finché è aria, come è venuta se ne va via. Ma con un innesco? Salta la scrofa con tutti i porcellini. Vedrai se gli americani non la sfruttano. Le faranno fare dei corsi new age di Pet Terapy e poi ci faranno un film di quelli catastrofici. «The big bang of the big pig» ovviamente in sensunraund... Con Brad Pitt nella parte del pompiere che prima della catastrofe riesce a infilare il tappo. E la Carlà Bruni nella parte dell’ausiliaria che prima che Brad riesca a mettere il tappo, cade nel compimento del proprio dovere colpita di striscio da un colpo di avvertimento. Un sorrisino ve l’ho strappato? Un pluch, na frisa, un cicinin? Bene. Possiamo risintonizzarci sul Lodo Alfano.

venerdì 22 ottobre 2010

Notizia finferla

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 22/10/2010

Notizia finferla, notizia farlocca, notizia fru fru. Una signora del New Mexico, tale Joleen Baugman di anni 39, ha avuto un incidente stradale. Per fortuna non si è fatta niente di grave tranne una lesione a un nervo del bacino, nervo che controlla il desiderio. Il risultato è che da allora Joleen ha frisson dalla mattina alla sera e le partono i bollenti spiriti anche facendo cose che non c’entrano niente col ciupa, tipo viaggiare in pullman o fare la spesa. E lei sta andando giù di testa. Manco il marito basta più per sfogarsi, marito che vorrei sottolineare ha 20 anni, quindi significa che la Joleen una certa predisposizione alla pratica ce l’aveva già prima dell’incidente. Aveva quell’indirizzo lì diciamo, era propensa, portata.

Comunque la povera Joleen in pratica ha un orgasmo ogni sei minuti. Se pensiamo che c’è gente che ne ha uno ogni sei anni tu capisci che… Invece lei ogni sei minuti alè. Ollala iuuu… Parte la bossanova, il maracaibo, le fischia il vaporetto in grembo e le ovaie fan la quadriglia. Poi il brutto è che le può capitare in qualsiasi momento. Magari un vigile la ferma per farle una multa? E sarà la divisa, sarà la biro che ha quella bella formina allungata, via che partono le variazioni Goldberg. Io comunque ’sto nervo del bacino non l’ho mai sentito, secondo me è una bufala, non esiste. Ma se ci fosse davvero sarebbero sempre tutti lì a suonare l’aria sulla quarta corda di Bach, invece di fare gli speleologi e cercare il punto G… tutti a cercare il nervo. Come quando ti rientra dentro l’elastico della tuta e con le dita cerchi di tirarlo fuori… No, spiace perché poi a lei tutto e ad altri niente. Altri proprio non sanno cosa sia il piacere. L’antica orgasmeria del borgo. Il momento di intenso godimento. Lo tsunami dei bassifondi… Adesso vi spiego cos’è. È una sensazione intanto corta. Se pensi alla fatica che hai fatto per arrivare fino lì, non so se ne valga la pena. Il gusto del caffè ti resta per più tempo in bocca, per dire. Come quando fai tre ore di coda allo skilift e la discesa dura dieci secondi. Pare che la durata media del culmine del piacere sia di tre secondi. Tipo starnuto. Etciù! Fine.

Guarda, dura come due colpi di tosse asinina. A parte il maiale. Il porco c’ha un orgasmo che dura mezz’ora. D’altronde si chiama così mica per niente… L’orgasmo del maiale dura come una puntata di «Beautiful». Vorrei capire come hanno fatto a saperlo tra l’altro… magari il porco ha fatto finta. Gli è durato tre secondi come a tutti e poi visto che lo guardavano ha continuato a grugnire per mezz’ora per far vedere com’era bravo. Comunque, tornando al Bengodi. E’ una sensazione forte, intensa, biunivoca, un po’ come quando di notte batti forte il testone sul comodino e non perdi conoscenza. O come quando ti infili il pettine in un occhio o fai la ceretta, strappi e gridi: Ahhhhh! A volte succede anche che per un incastro magico tu e il tuo partner gioite all’unisono e lì è un po’come quando chiudi la coda del cane nella portiera, che senti quello che sente lui e gridate insieme. Bau BAUUUUU… Però a volte l’orgasmo non si compie e in quel caso è un po’come quando stappi la lattina della Coca-Cola e ti rimane il gancio in mano. O come quando prendi l’alka seltzer e non ti viene il rutto. O giri l’angolo e vedi il 38 sbarrato che va via. O al banco del pesce quella davanti a te prende l’ultima sogliola.

venerdì 15 ottobre 2010

Di nuovo

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 15/10/2010

Di nuovo. Turna ura. Avete letto? In un circo in Ucrania un domatore mentre faceva il suo solito numero dei ciap è stato aggredito dai leoni che a momenti se lo pappano… L’han salvato per la pelle delle ginocchia e adesso son lì a ricucirlo come un patchwork. Ma la cosa bella sono stati come al solito i commenti… «Mamma mia poverino… che rischio… a momenti…». Ma come che rischio? A momenti cosa? Se ti vai a mettere nella gabbia dei leoni non è che puoi pretendere… Lo sai… Non è che ti infili in una gabbia di galline che al massimo ti scagazzano sul mocassino. No. Ti metti una bella tuta di lamé paiettata, inforchi la frusta e se sei un vero barbis provi pure a infilare la testa nella bocca di un re della foresta. Succede la stessa cosa anche coi toreri. Non so se avete notato… anche con loro poi la gente dice poverini quando il toro gli misura la febbre con uno di corni… Anche nei documentari della National Geographic quelli che mettono la testa dentro la bocca dei coccodrilli, si stupiscono se poi per uscire gli tocca fare tutto il coccodrillo in lunghezza e uscirgli dal derrière... Mai leoni vengono a romperti le palle a te? No. Stan lì con le loro carcasse di zebra e non ti considerano minimamente. I leoni poi li vedi che son già delle bestie con le balle girate di default. Non ridono mai… le scimmie ogni tanto almeno fan vedere i denti e fan quelle risatacce isteriche… ua... ua... ua… Ma i leoni ti guardano sempre dall’alto in basso come se stessero masticando una cacca. I leoni sono un po’ come Sgarbi. Che anche se è tranquillo sai che prima o poi gli partirà l’embolo. Ecco. Tra l’altro c’è una differenza tra Sgarbi e i leoni. I leoni 9 volte su 10 stanno tranquilli, Sgarbi si incazza di sicuro.

Che poi cosa fanno fare a ’ste povere bestie? Salire sulle sedie. Capirai… Tutto il casino, gabbie, grate, fallo passare di qui, fallo passare di là, rullo di tamburi, tutti nel circo ad aspettare e a sfracassarsi le cime di rapa nell’attesa che succeda qualcosa, per poi? Per farlo salire su un puff? Un seggiolone? Tut lì. Ma perché? Ma chissenefrega. Che tra l’altro si vede che al leone non gli va di salire da nessuna parte perché il domatore ce lo deve far saltar su con la frusta. Ma lascia stare i leoni e facci salire i politici, che di stare sulle poltrone son contenti. Ne prendi tre o quattro, Rutelli, Stracquadanio, Miccichè e Cicchitto e via. Prima ringhiano un po’, poi il domatore a calci nel sedere li fa salire, e loro poi stanno fino alla fine senza rompere l’anima.

La cosa più inquietante però, almeno per me, è che di questa cosa dei leoni esiste naturalmente il filmato su Internet, ed esiste perché un americano, presente tra il pubblico, ha filmato tutto con la sua videocamera. Ma pensa che elemento… Ma ti pare che mentre due leoni stan staccando parti del corpo a morsi e unghiate a un povero disgraziato tu filmi? Una persona normale urla, sviene, la telecamera gli cade, non so, se è un altruista cerca di buttarsi in pista per aiutare: quello no, aziona lo zoom e controlla l’inquadratura. E’ orribile. La vita ormai serve soprattutto per metterla su YouTube.

venerdì 8 ottobre 2010

Una novità nel campo degli assorbenti femminili

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 08/10/2010

Una novità nel campo degli assorbenti femminili. Voi sapete che gli inventori di questo prodotto sono gente instancabile, ne studiano sempre una nuova, con le ali, con l'elica, con le pinne, lavorano anche a Ferragosto tant'è che il Ministro Brunetta dovrebbe farli tutti cavalieri del lavoro. Quest'estate i baldi giovani hanno lanciato un nuovo assorbente che ha una prerogativa: tiene fresco. L'assorbente fresco per evitare quella brutta sensazione di calore… dice lo spot. Per non farti sentire caldo alla jolanda in quei giorni. Che è sempre stato un problema enorme per noi donne. Chi, in luglio, non si è mai lamentata con le amiche: Oggi ho un caldo alla… Me la sento rovente… un ciocco da camino… una boule dell'acqua calda… una caldarrosta… Chi a luglio non si è mai data una bella sventagliata sotto la gonna? Conosco donne che in estate la tengono in cantina. Per dire. Ma adesso, con l'arrivo dell’autunno, creativi? Come dobbiamo fare? Lo giriamo dall'altra parte come il materasso con tutte le sue ali? Fatene uno col lato estivo e quello invernale, imbottito di piume d'oca. Oppure che ne so… in goretex come le tute da montagna… Vi do un’idea. Superatevi. Fate dei nuovi assorbenti a pellet. Li carichi come i caminetti e ti durano tutto il giorno.

Altro prodotto visto in pubblicità che mi ha fatto trasalire è un nuovo deodorante per scongiurare l'ascella ruvida. Sapevamo, noi donne, di avere questo terribile problema? L'ascella che anche depilata gratticchia un pochino, come la guancia dell' uomo sbarbato che quando ti bacia resti lievemente scartavetrata come un mobile da restaurare?… Non so voi, ma io non mi ero mai posta il problema. Visto che delle ascelle non è che si faccia poi questo grand euso… Non è che le adoperiamo molto, intendo. Le sventoliamo come le galline solo quando siamo agitate… la donna che ha una vita sessuale basic ce la fa anche con l'ascella ruvida. Grazie, creativi dell'inutile, ora buttiamo il deodorante vecchio che al massimo ci impediva di puzzare, e ci compriamo quello che ci fa le ascelle lisce come la pelle delle anguille.

Ancora una cosa volevo dire. Un dubbio che mi attanaglia da tutta l'estate… vogliamo parlare delle bibite nelle bottigliette di plastica da mezzo litro? Allora. Allorissima. Sono tutte normali tranne una. Acqua, aranciata, chinotto, sprite… hanno tutte un'apertura abbastanza stretta, se vuoi bere alla bottiglia puoi farlo senza fare contemporaneamente la doccia. Ecco. Com'è che quelle del the hanno un'apertura col diametro di una mongolfiera? Che ci passa dentro una pallina da golf? Se provi a bere alla bottiglia, o ti metti il bavaglino di plastica come quello dei raggi X oppure ti innaffi. Ti sbrodoli tutto il the addosso. Se non sei la Rana dalla Bocca Larga, quell'apertura lì tutta non la prendi. A me entrano le labbra complete e un quarto di naso. Neanche una escort ce la farebbe. Che hanno la mascella come i serpenti, a 180 gradi per ogni evenienza. Allora ditemi perché. Il the ha bisogno di più spazio per uscire? E' meno liquido degli altri liquidi e intasa la bottiglia? E' spesso come la maionese per caso? Ha la consistenza del fango? A me non sembra. Vogliamo restringere queste bottiglie o la doccia è prevista, perché si sa che il the mantiene l'abbronzatura, così a Natale saremo ancora belle bronzé come l'ultima delle Mohicane? Basta dirlo.

venerdì 1 ottobre 2010

Ecco che è arrivato anche l'autunno

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 01/10/2010

Ecco che è arrivato anche l'autunno. E noi abbiam già il colore dell'acqua della lavatrice, grigiastra coi riflessi verdi. Noi normali dico. Perché la maggior parte delle dive della televisione è tornata al lavoro molto più giovane di quando l'abbiamo lasciata. E' la moda. Adesso c'è gente che cambia faccia nel giro di una settimana. Il giorno prima ha due borse di Louis Vuitton sotto gli occhi e il giorno dopo la vedi liscia come un patinoire… Prima piena di rughe, una fisarmonica di Stradella, un velluto millecoste; dopo, liscissima. Una pentola antiaderente. Prima hanno le palpebre che per aprire gli occhi ci vuole l'avvolgibile, il giorno dopoi bulbi come Igor di «Frankenstein Junior»… 50 anni e ne dimostrano 30.

Ma il bello è che quando le giornaliste chiedono: Qual è il segreto di questa eterna giovinezza? Di questa faccia così fresca? Loro rispondono: «Niente. Non faccio niente. Stile di vita sano e qualche integratore». Mavaffanculo… Fammi dire, Ferraris. Lasciami gridare, lasciami sfogare come faceva Pappalardo. Ci sono cose nella vita che si risolvono solo con un vaffanculo. Ma che siamo cretine, noi? Il giorno prima avevi il naso come Depardieu, a forma di panino, a culetto di neonato, il giorno dopo una trombettina con due buchi all’insù… Cos'è stata? La vita sana, che ti ha fatto diventare il naso così? Amica del gioco dell'oca dove l'oca non sono io… Ci vedi sull'umida fronte tatuato Gioconda? E come mai queste splendide labbra a culo di pollo? Con tanto di quel botulino che quando parli si muovono come quelle dei cammelli? «Oh... succhio molti grissini di crusca… ». Ma vedi di andare a pattinare su uno stagno di cacca ghiacciata, amore. Cerchi rimedio nella natura? Spero che tu incontri lo Yeti, allora. Poi vedi come ti pialla le ossa. Anch'io faccio lo stile di vita sano, ma mi spuntano dei solchi che neanche il Canale di Panama. Qua sulla fronte c'ho una ruga che sembra un colpo d'accetta. Se fai uno stile di vita sano le chiappe che toccavano terra di colpo le hai sulla nuca? Bevendo latte di soia ti si gonfiano le tette e ti viene una quarta? Ma cosa respiri? Elio? Che ti gonfia le bocce come due palloni delle giostre? Ma dì la verità… LA VERITÀ!! Sì. Mi sono sbotulata. E allora? Mi facevo orrore e mi son sparata una media di ialuronico, mi sono tronata di silicone da sola con la siringa per fare le bignole, mi son fatta rimontare come un transformer. Non è mica un problema… tu della tua faccia puoi fare ciò che vuoi. Quello che non sopporto è l'ipocrisia. Fine. Tanto si vede. Non è che quando vedi una rifatta dici: oh, che giovane... No, dici: che rifatta. Son le bugie che non reggiamo più. Quando chiedono alle soubrette come sono arrivate in tv e loro rispondono: «Una lunga gavetta…». No, amica.

Sei rotolata da un lenzuolo all'altro finché sei finita nel letto giusto. E per gli uomini uguale. L'avete vista l'intervista che ha fatto Emanuele Filiberto a Lapo Elkann per «Miss Italia»? Capolavoro. Il famoso meteorite destinato a cadere sulla terra avrei voluto che cadesse in quel momento esatto lì. E loro due fossero l'epicentro. Domanda di Fili a Lapo: «Che vizi hai?». Risposta del Lapone: «Mi mangio le unghie». Certo. Certissimo. Fortissimamente certo.

venerdì 24 settembre 2010

Una notizia grifagna, taragna, carfagna

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 24/09/2010

Una notizia grifagna, taragna, carfagna. A Shanghai, è stato vietato l'uso del pigiama. Ma non in casa. Per strada. Sì perché in Cina va di moda uscire di casa in pigiama. Anche solo per andare a fare la spesa, tant'è che fino all'ora di pranzo la città sembra un ricovero per lungodegenti. Ma adesso che parte l'Expo l'amministrazione ha detto stop. Non so voi, ma io non noto una grande differenza quando un cinese è vestito in pigiama oppure è vestito da cinese. A me sembrano in pigiama da almeno due o tremila anni. No, quello che voglio dire è che da noi in Italia il pigiama dovrebbero proibirlo in casa, perché con queste prime avvisaglie d'autunno si vedono mise che apriti cosmo. Intanto tocca dire che voi uomini il pigiama lo cambiate con la frequenza con la quale si cambia il materasso e invece di piegarlo lo appallottolate sotto il cuscino come un nido di cimici. Poi di giorno fate i fighi, cravatta con nodo a papaia, scarpe di legno, dopobarba a secchiate, poi appena arrivate a casa… sbarabaquak… finisce l'incantesimo. Da quegli aitanti pingoni che fingete di essere per intortare le colleghe, tornate ad essere ciò che siete veramente: quattro organi interni coperti di pelle flaccida. Il tutto riposto in un tutone da superpippo con due bottoni davanti e dentro il teatro dell'assurdo. Ma vediamo i modi in cui il maschio di questa stagione va a letto. Partiamo dall'Arsenio Lupin, quello che si mette il pigiama classico, da carcerato a righe verticali. Con l'elastico sempre un po' moscio che, se va a stendere sul balcone, appena alza le braccia, cala la braga e fa capolino il picchio dal buco, il naso smangiato delle statue di gesso, la coscia di quaglia di Amadori. Così il condominio conosce subito la miseria con cui hai a che fare. Poi si mette a letto a uomo di Leonardo, a braccia e gambe larghe come uno scoiattolo volante, russa come un drago, dorme a bocca aperta e fa le bolle di saliva come il Sole piatti.

Poi ci sono i maschi Blagheur, i Rat musquè, quelli che soffrono da anni di lombosciatalgiama si ostinano a dormire lo stesso in boxer e maglietta, e poi al mattino si svegliano piegati come compassi. Con quelle magliette orrende con Bugs Bunny o Gatto Felix e sotto niente, che sembra che Felix e Bunny abbiano le gambe lunghe e pelose, e la coda sul davanti. Che tu pensi: piuttosto che fare sesso con questo zombi preferisco spalmarmi di glutammato e fare il bagno coi piraña; o attraversare l'Alaska con una slitta trainata dai criceti.

Ma ti può andare peggio. Ti può essere toccata la disgrazia sovrana. Puoi essere tu, la predestinata dal maligno, e avere un marito che si mette il pigiama da Paggio di Re Artù. Il pigiamotto attillato in puro leacril color guano, a rombi beige, con polsini e cavigliere in maglina compatta ton sur ton marron. Praticamente una pepiera da pizzeria. Il crollo della libido. Prerogativa del pigiama di leacril è il fatto di segnare molto bene il pettorale concavo e la miseria del «disturbo». Che sta lì come il sacchetto della tombola. Una manciatina di ceci. Un sacchetto con dentro una seppia. La consistenza del gelato sciolto. Che sabba dell’amore ti ispira uno conciato così? Gli indiani avrebbero scritto un Kamasuthra di mezzariga.

venerdì 17 settembre 2010

Niente

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 17/09/2010

Niente. Ho sentito su Sky che è probabile che non si avveri la profezia dei maja. Niente meteorite che ci cade sulla terra e ce la spana. Sollievo. Possibile che ci sia invece un’inversione dei poli. La Terra si ribalta. Quisquiglie. Non vuol dire che cammineremo tutti gambe all’aria ma che ci aspettano anni di terremoti, uragani, inondazioni e mai più finito. Bene. Neanche più la tv ti dà conforto. Soprattutto i canali satellitari. E dire che io li guardo tantissimo. Come c’è Capezzone sulle reti nazionali oplà che giro. Non ce la faccio. Ma non per quello che dice, non lo sento, è a vederlo che mi spana la fibra ottica del nervo. Col digitale terrestre se non vuoi vedere la solita tv con Papi Pupo e Pippo, puoi sempre apprezzare le mille puttanate dei canali satellitari. Sì, perché, diciamo la verità, non è che ci sia tutta questa meraviglia a vedere: uno che gioca a bocce per tutta la puntata, la bella vita che facevano i Sumeri, la talpa che sboccia a primavera e le mille piume di struzzo che puoi vedere nella Pampa, alla lunga ti scendono le pigne del cucù. E quel programma che ti aiuta a trovare casa? Condotto da una che ha un ciuffo bianco sulla testa che sembra un incrocio tra Malgioglio e Crudelia Demon?

La suddetta architetta porta in giro due disgraziati marito e moglie a vedere case fichissime e loro ne devono scegliere una. Ma non case normali... appartamenti da 400 metri quadrati con terrazzi da 200. Roba che Scajola si mangerebbe le mani... e loro le denigrano... «Sì, però questa trave di 40 metri ricavata dal tronco di una sequoia è un po’ cortina...». «Guardi. Questi pavimenti li ha montati personalmente Le Corbusier con la lingua... ma se preferisce quelli montati con le orecchie chiediamo a Fuksas...». Non gliene va mai bene una, sono in due con un criceto, gli fan vedere Villa Pertusio con un cannone del 700 in giardino e loro la sfanculano perché è troppo piccola. Io lo guardo quando ho mangiato il bollito. Perché digrigno talmente tanto i denti che mi van via gli sfilacci di vitello che mi restano tra i molari. Ma il massimo dei massimi sono i programmi tipo Animali pericolosi. In quel caso ti fanno vedere 6 ore di serpenti e coccodrilli, con gli esploratori che gli vanno a rompere le scatole. Sì, perché la verità è quella lì. Che c’è una bestia tranquilla che fa la sua vita e un cretino che gli va rompere i maroni per portare a casa la pagnotta. ’Sto serpente che se ne va sereno per la sua strada, non dà fastidio a nessuno, striscia sereno sui suoi bei fili d’erba, e a un certo punto arriva l’esploratore col cappello di paglia e il gilè con le tasche, gli piomba da dietro di soppiatto e trac lo piglia per la coda. Il serpente che fa? Ovviamente prova a divincolarsi... è mica scemo. Sembra che dica: «Cacchio fai? Mi lasci, per cortesia», ma l’esploratore no. L’esploratore lo tira dicendo: «Guardate! Guardate come si rivolta contro... guardate che canini... mi vuole mordere... è pericolosissimo!». No! Sei tu che scassi le palle, amico! Voglio vedere, se uno ti tira su di peso per gli amici di Maria che faccia fai! Vediamo, se non ti rivolti. Sai cosa ti dico? Preferisco mille volte i veterinari dell’Amaro Lucano.

venerdì 10 settembre 2010

Allora?

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 10/09/2010

Allora? Come è andata? Bene e tu? Non so se avete notato ma il Bene e tu è la risposta più gettonata di questi tempi. Tu arrivi sfatto dalle vacanze, con la faccia del giudafaus, e incroci subito un tafano che ti fa: «Com’è andata? ». Ed è lì che scatta il «bene e tu?» che significa: lasuma perdi, passiamo avanti, dimmi di te piuttosto che voglio capire se sei messo peggio di me. Per cosa possiamo gioire? Chiediamocelo. Per Gheddafi forse, al quale abbiamo sacrificato un container di trofie? O per Montecitorio? Il peccato e la vergogna. Fortuna che c’è la Nannini. Meno male che c’è la gravidanza di Nonna Nanni che ci dà ancora un po’ di speranza nel futuro.

Dio solo sa come se la sia procurata a 54 anni, manon importa. Hadetto che il pupo uscirà tra 4 mesi in concomitanza con il disco. Come gadget credo. L’altra novità è che la love story tra Gianfry e Berlu è finita. Manca solo che lui gli chieda gli alimenti come Veronica. Tutte le volte che Gianfry parla, a Berlu fumano i pantaloni. Gli vengono gli amici di Maria incandescenti. Stringe le mandibole che sembra Ridge. Vedi lo sgomento dell’uomo che non è abituato a sentire uno chenon è d’accordo con lui.Eadesso son già tutti lì che parlano di elezioni anticipate. Eh no amici. Elezioni no. Elezioni basta. C’avete appena fracassato con le regionali, abbiamo appena finito di liberare la cassetta delle lettere dalle vostre facce, ci avete trifolato con la conta e la riconta per tutta l’estate e volete già ricominciare la rumba? E levare di nuovo il microfono a Santoro e Vespa, che si sono appena riavuti? Le elezioni anticipate no. Posticipatele, piuttosto.

Che si voti nel 2020. Tanto non cambia niente. C’avete rotto. Prima fate le coalizioni fra cani gatti e topi e ragni poi vi stupite che non andate d’accordo? Se nella stessa coalizione ci mettete dentro Bossi che dice che con il tricolore ci si pulisce il didietro, e quelli di An che cantano l’inno di Mameli con le tonsille di fuori, come fate a sperare primao poi nonsi sfasci tutto? Bossi prima era tranquillo, adesso comincian già a ribollirgli i maroni, tra qualche giorno Calderoli il maiale lo porterà a orinare su Fini vedrai... Così Fini che gli rompe le balle da una parte, Umby che gliele rompe dall’altra, Napisan che le elezioni non gliele lascia fare, sai cosa fa Berlu? Secondo meè la volta che comincia ad andare ai processi, almeno si rilassa. Se li fa tutti. Processo Mills, Lodo Mondadori, va anche a Forum, pur di non stare in mezzo al casino. Ma pensate a noi. Noi che vi votiamo, noi elettori... voi dovreste essere meglio di noi.

I nostri capoclasse. Chi comanda deve essere un figo vero! Se vedo in televisione un ministro o un onorevole devo poter dire a mio figlio ecco! Devi diventare capace e onesto come quello lì! Se vedo voi, cosa gli dico? Gli dico cambia canale, vediti i Simpson. No, perché poi gli italiani si dividono in due gruppi. Che non sono destra e sinistra. Quella ormai è una classificazione obsoleta. La separazione sta tra quelli che gliene frega ancora qualcosa, e quelli che non gliene frega più una mazza. Che se ne sbattono le palle. Scusate il francesismo. Quelli che se ne impippano strabellamente della politica senza sapere che incide più quella nella loro vita che tutte le coppe dei campioni messe insieme.

Ecco. I nostri politici di destra e di sinistra vanno avanti grazie a quelli lì. I distratti. Un branco di pingoni che potrebbero vedere unamministratore pubblico che si riempie lemutande di soldi delle tangenti ounpolitico che oltre a prendere la stecca si fa portare a casa tre trofie vestite da Zorro e non fanno una piega, anzi dicono guarda che figo. E purtroppo questi sono la maggioranza.

venerdì 2 luglio 2010

La notizia arcimbolda

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 02/07/2010

Veniamo alla notizia arcimbolda, alla picassa, alla notizia degà… Un plauso vero all'ideatore della nuova pubblicità del Saratoga, quello del silicone sigillante. Allora: io capisco, che i creativi della pubblicità quando è arrivato il signor Saratoga a chiedere di fargli uno spot sul suo sigillante si saran sentiti le balle in gola. C'è stato un esodo generale. Son passati tutti sotto le porte come i ragni. Perché con un sigillante, cosa ti inventi? Cosa fai? Arca di Noè che perde, Noè che sigilla, le capre e gli gnu che fanno la ola…? Un ministro che sigilla l'idromassaggio di una beauty farm piena di bonazze dicendo «e con Saratoga… niente più fughe, solo più fi...»? No. Tra l'altro questa volta si pubblicizza una vernice. Lo spot comincia facendo vedere una gnocca su un terrazzo che vernicia. Che cosa? La ringhiera? Un dondolo? No. Una gabbia. Un gabbione enorme. Una bestia di gabbia che non si capisce cosa vogliano metterci dentro. Uno struzzo… King Kong.. un Avatar… Comunque. Posto che uno sul terrazzo abbia una gabbia alta due metri, questa qua come vernicia? Vestita di bianco e con un giro di perle. Insieme a una amica che vernicia anche lei ma in piedi su una sedia, con un gambino all'insù, le autoreggenti e i tacchi a spillo. Che più che essere una brava imbianchina tutto fa presumere che abbia anche altri talenti. Anzi strano che il pennello lo tenga in mano e non coi glutei perché a questo punto ci poteva anche stare. Comunque.

Mentre ’ste due ammiccano come due viados in cerca di clienti, arriva lui. Il pezzo forte dello spot. Un gargagnano con la vestaglia nera che guarda ’ste due mentecatte, e dice l'unica cosa pirla che poteva dire: «Cosa state facendo?». Notasi che son tutte due lì che spennellano, tra l'altro di verde cravatta di Cota… Non è che puoi sbagliarti e pensare che stiano facendo le costine alla griglia. E lei, la moglie, invece di rispondergli «Cosa minchia vuoi che stia facendo, con un pennello e la vernice, mungo i tori?», gli risponde con un sorrisino da Gioconda: «Sto verniciando e Giovanna mi aiuta…». E lui: «Brava, Giovanna… brava…», con la faccia di uno che vernicerebbe Giovanna ma non col Saratoga, sfregandosi il labbro con il pollice come un tronista di Maria. Finale. Primo piano sulla serratura, dettaglio del buco. Che non voglio pensare.

Ora. Mi rivolgo ai creativi di quella pubblicità: da uomo a uomo. Muso a muso, tête-à-tête, tetta a tetta come dicono i francesi. Qual è il messaggio? Che i lavori migliori sono quelli che si fanno sopra una scala, così gli uomini possono guardarti il derrière? Che ne dite di provare una volta, solo per sfizio, a fare una pubblicità senza le donne nude, mezze nude o smutandate? Lo so, per voi è impossibile perfino immaginarlo, è come dire a un merlo di andare in bici, e convincere un delfino a nuotare a rana: è contro natura… però provateci… Certo, di fronte a un silicone, una vernice, o per dire ad un pelacarote, la mente va subito alla jolanda, lo so. Ma potete anche scegliere di usare un cavallo, un'orchestra di criceti, dei fiorellini, un fungo parlante. Siete persino riusciti a fare la pubblicità alle caramelle con un delfino e un pirla: la fantasia non vi manca.

venerdì 25 giugno 2010

Due notizie pazzesche

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 25/06/2010

Due notizione pazzesche. La prima. Veronica e Berlu han trovato una quadra. Sono bastati una quarantina di incontri al vertice e due pullman di avvocati e si son messi d'accordo. Pare che lei prenderà 300 mila euro di alimenti al mese. 600 milioni ogni 30 giorni. Non sarà un po' poco? Tocca chiedere alla Caritas se le dà una mano. Devo recuperare il numero delle dame di San Vincenzo e segnalare il caso. No, ma dai. 300 mila euro al mese di alimenti? Minchia… E quanto mangia? Cuoce la pasta nel liquido delle lenti a contatto? Invece che usare la carta igienica butta via il water tutte le volte?

Seconda notizia. Franco Califano, il nostro mitico Califfo, ha confidato un fantastico segreto a «Diva e Donna». A parte che fa già ben ridere l'idea di «confidare un segreto» a «Diva e Donna». Non è che sia l'organo ufficiale dell'intelligence… Comunque, il segreto sarebbe che a 72 anni Califano non ha bisogno del Viagra. Ce la fa. Jaa fa. Bene, perché è una cosa che ci domandavamo tutti. Non si parlava d'altro, da anni. Tutti a chiedersi: ma Califano, secondo te, prende il Viagra oppure se lo rinforza col calcestruzzo? Niente. Il suo walter è più arzillo di Veltroni. Amen. Sia resa lode ai corpi cavernosi del Califfo. Secondo me lui non avrà mai bisogno di coadiuvanti per il walter: se mai, con l'avanzare dell'età, semplicemente non saprà più bene a cosa serve, ecco. Si guarderà sul davanti e dirà: cos'è sta roba qua? L'attaccapanni per l'accappatoio? Tra l'altro tocca capire se le sue performance le fa con coetanee o a smuovergli l'attrezzo servono escort trentenni. Perché a fare a meno del Viagra con una gnocca sono buoni tutti, ma se ci riesci con la coetanea, allora sì che sei un eroe, Califfo. Ma mai un eroe come il signor John Falcon, un newyorchese di 39 anni che ha una dote strabiliante. E' il possessore del walter più lungo che esista al mondo. Lo sfilatino dei record. Volete la misura? Ve la dico in metri, km o ettari? Lo dico in yarde? Levatevi quella faccia da cocorita senza piume. Il suo walter misura, irto come le tre cime di Lavaredo, la bellezza di… 34,29 cm. Va bene anche per girare la polenta. Se nuoti a dorso fa da timone. Ti dico solo che una bottiglia normale di barbera è alta 30 cm. Solo questo ti dico. Se foste interessate all'articolo c'è la foto su Internet con lui seduto, le braccia intorno alla testa e una specie di paraspifferi infilato nel pantalone di pelle. Il problema è che Falcon e il suo capitone non riescono a trovare lavoro. Darmagi. John è disoccupato. Dice che a parte intervistarlo e misurargli il lampione, nessuno gli offre niente. Lui vorrebbe fare l'attore, ma non di film porno, dice. E ma anche tu, John, cosa vuoi fare con quella roba lì? Il podista? Ti inciampi dopo un metro… il ballerino? Ti ci vuole la conchiglia di Polifemo… se stai sulle punte ti sbilanci in avanti… puoi fare la boa da ormeggio ai porti, o se no giocare a baseball, usandolo come mazza… Una bella disgrazia va là… no, perché anche una donna di quel mostro di Lochness lì cosa se ne fa? Lo arrotola come la prolunga delle corrente… come un gomitolo di lana mohair… E' un po' come avere in casa un De Chirico, non ti stancheresti mai di guardarlo ma mica lo adoperi per qualcosa… lo guardi e fai: parbleu. E poi giri i tacchi e te ne vai…

lunedì 21 giugno 2010

Un piccolo appello ai direttori di giornali

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 18/06/2010

Un piccolo appello ai direttori di giornali: amici, datevi una regolata coi gadget perché state un filo sbarellando. Allora vi spiego. L'altro giorno sono andata a comprare una rivista per ragazzine, molto carina, a mia figlia piace e io gliela compro. Bene. La prendo e cosa aveva come gadget? Una confezione di lubrificante per jolanda per esaltare l'orgasmo femminile. Come l'esaltatore di sapidità dei sughi. Un glutammato per la jole. Momenti vado giù di naso sul banco dell'edicola. Ho avuto solo il riflesso di non svenire sul cane perché altrimenti lo spianavo. Ora. Stiamo parlando di un giornale che ha come target le ragazzine e le ragazze massimo fino ai 20 anni. Non stiamo parlando di «Playboy» o «Manhealth », o «Vita intima della trofia vogliosa». Un rotocalco fatto di brevi interviste e consigli su come farsi la frangia, non un manuale di kamasutra prêt-à porter.

Fino a poco tempo fa su questi giornali ci trovavi come gadget il lucidalabbra alla fragola, l'ombretto coi brillantini, al limite il pareo. E adesso l'esaltatore di orgasmo? In gel? Ma suma tuti gabia? Tutti deficienti? Ma a quell'età il gel se lo devono mettere in testa, non negli apparecchi di bassa manovalanza… Bisognerebbe ritornare a crescere piano piano. Passare dai batticuori ai baci, e poi via via fino al ciupa dance e a ’sto benedetto orgasmo. Tra l'altro così com'è, senza bisogno di esaltarlo, che quello non è come le ciglia che le allunghi colmascara. Invece adesso un momento prima giochi con le Winx e un attimo dopo ti metti il gel nelle mutande. Ma allora perché non mettete una pastiglia di Viagra dentro «Topolino»? Adesso che l'ha preso a manciate uno dei Tokio Hotel e a momenti ci lascia la ghirba lo vorranno pure i ragazzini delle medie. Fate il Viagra con le orecchie come Bugs Bunny e poi mettetelo negli ovetti Kinder. Le mamme ringrazieranno e i bambini contenti diventeranno blu come i Puffi.

Ma io mi domando: invece di star sempre lì a torronare con i Valori, e la Famiglia, e le stramaledette pillole coi nomi delle targhe, che se la prendi puoi anche entrare dove c'è la Ztl, perché non si fa un po' di vecchia, sana educazione sessuale? Secondo me aiuta. Magari proprio su questi giornali qui. I ragazzi non sanno un tubo di contraccezione. Proprio letteralmente, non conoscono il tubo. Pensano che farsi il bidè con la Coca Cola non ti faccia rimanere incinta, o che fare l'amore in piedi scongiuri la gravidanza perché gli spermatozoi cascano a terra e si stordiscono, che basti bere tre whisky di fila per non rimanere gravide! Così oltre che risultare positiva al palloncino di sopra, poi resti col palloncino anche di sotto!

Tra poco arriveranno in commercio i preservativi per i dodicenni. Che uno si chiede. Cosa avranno di speciale? C'hanno i pokemon stampati sopra? Sono a zampa di elefante? Hanno una porta Usb per il collegamento a Facebook? No, sono più piccoli. Giustamente. Così non ballano se no cessa lo scopo, a meno di usare quelli di taglia regolare e mettergli le bretelle. Però la questione è un'altra. A dodici anni già siamo al chupa, ma questi non sanno una mazza. Fai educazione, vedi che le pillole servono di meno… La faccio io, guarda. Il profilattico. Ragazze. Dovete insistere perché lui lo usi. Si sa che il maschio è recalcitrante. Fatica a metterlo perché dice che poi non sente niente. E voi dovete rispondere. Se te lo metti nelle orecchie, poi non senti niente. Balengo!

lunedì 14 giugno 2010

Per fortuna che iniziano i mondiali

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 11/06/2010

Per fortuna che iniziano i mondiali l'11 giugno. Si tira avanti fino all'11 luglio, il calcio si gioca in 11 e a noi donne cresce l'undicesimo dito, quello che vi metteremmo volentieri in un occhio. Trenta giorni di fulgido scassamento di balle. Sì perché quando ci sono i mondiali vi parte l'embolo, vi foderate al divano e non vi schiodate più. Son già settimane che in tv fan vedere le partite vecchie, è già di nuovo in giro Italia Germania 4 a 3. Bella eh? Bella partita. Bellissima. Peccato che adesso ci abbia un po', lo dico con rispetto e stima grande, affettato il walter a fette sottilissime come il San Daniele. E' come vedere la milionesima replica della principessa Sissi. Vorresti spararti.

Ma la roba brutta è che voi maschi dominanti ’ste partite ve le vedete tutte. Mica solo l'Italia. Vi vedete anche Serbia-Ghana. Non sapete neanche dov'è il Ghana, non avete mai capito la differenza fra Serbia e Bosnia, ma se giocano a pallone, vi interessano. E se giocano alle 3 di notte vi puntate la sveglia per vederle. Poi la sveglia parte, voi non la sentite, ma la sentiamo noi che la pallonata ve la tireremmo volentieri alla Zinedine Zidane negli zebedei. Tra l'altro ho scoperto una cosa che mi ha fatto molto ridere. Che il portiere della squadra del Cracovia sapete come si chiama? Merda. Di cognome. Lucasz Merda. Lo potrebbe comprare il Real Madrid che si è già comprato Kakà, e quindi è già nel ramo rifiuti corporei… magari porta anche fortuna. Uno fa l'augurio a inizio partita: Merda! Lui si gira e gli altri: Pem! Goal! Se fai un fallo sul portiere puoi sempre dire ho pestato una… Sembra brutto da dire ma in polacco, quella parola lì non vuol dire niente. Per i polacchi son cinque lettere a caso, come i nomi dei mobili dell'Ikea. Tra l'altro potrebbe anche starci, tra la cassapanca Lapola e l'abatjour Trunfa, un divano M. Secondo me però all'Ikea c'è proprio una commissione apposta che controllache ’ste combinazioni di lettere non vogliano dire una mazza in nessuna lingua. Ci deve essere uno, che si tiene aggiornato su tutto il nostro turpiloquio, e poi come vede che Testadiminchia noi lo usiamo per insultarci, fanno a meno di chiamare così il comò.

Comunque adesso c'è un po' la moda dei nomi a caso dei prodotti. Come i nomi delle cialde della macchinetta del caffè di Clooney. Tu metti nella macchinetta sto cappellino ripieno di caffè e prit ti sbuca fuori un caffè dall'aroma sempre diverso. Tutti buonissimi per carità. Ma i nomi? Ne vogliamo parlare? Vuoi dare un nome a ogni cialda? Perfetto. Fallo. Ma che abbia un senso, però. Non ’sti nomi a capocchia: Vivalto, Volluto, Finezzo, Fortisio, Livanto… Ma chi li inventa ’sti nomi? Luca Giurato? Ma gli ideatori di ’sti nomi portatemeli a benedire, aiutateli con dei logopedisti… Vivalto Fortisio e Finezzo? E Stramasso, Spetazzo e Galoscio no? Adesso senti dialoghi del tipo: Gianroberto, ti faccio un caffè? Sì, un Trombonio in tazza grande grazie. A dire il vero ce n'è uno con un nome normale: Roma. Che tu pensi: lo faranno a Roma…no. Lo coltivano in America centrale… Allora cosa lo chiami Roma a fare? Potresti anche chiamarlo Pinerolo… tanto è uguale. D'altronde la macchinetta si chiama Nespresso. Non espresso, troppo facile. Nespresso con la negazione davanti. Se attecchisce ’sta moda qua di mettere una enne davanti ai prodotti siam rovinati: avremo la naranciata, la ncoca e il ntè.

venerdì 4 giugno 2010

Placati gli spetazzi del vulcano

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 04/06/2010

Placati gli spetazzi del vulcano adesso ci tocca trovare il modo per tappare la falla in fondo al mare e arginare la marea nera. Obama non ci dorme la notte. Anche lui adesso è nero con riflessi blu petrolio. Certo che anche questi della Bp... che fanno i buchi a 4000 metri sotto il mare e non pensano prima a come tapparli se capita un incidente... Ma dove ce l’hanno il cervello? Oltre che ad aprirli dovevano pensare anche a come chiuderli... santo cielo... ma guarda il Creatore. I buchi ce li ha fatti che si possano aprire e chiudere alla bisogna. Non se n’è fregato dicendo: io li faccio e poi speriamo non succeda niente... Non è che si è dimenticato e i buchi ce li lascia sempre aperti, mi spiego? O i buchi di quelli della Bp son diversi? Adesso, dopo mille tentativi falliti, provano con un tappo. Un bel tappo di cemento. Se chiedevano a noi lo consigliavamo da subito. Da noi è tradizione, il cemento. E’ da anni che l’ndrangheta e la camorra risolve così le questioni. E’ che ogni tanto mi pare che i neuroni di chi ha in mano il potere facciano cilecca...

A proposito. C’è una proposta bellissima del governo italiano per regolamentare le attività commerciali degli extracomunitari. Dovranno superare un esame di italiano. Giusto. Imparare i congiuntivi e la consecutio temporum. Perfetto. Peccato che ci siano fior fiore di deputati e onorevoli che non ne infilano uno a pagarli. Il principe Emanuele Filiberto li sbaglia persino leggendoli dal gobbo. Comunque ’sta legge c’è già... a Prato che è giallo così di cinesi, lo fanno da anni l’esame d’italiano, e francamente ormai lo parlano meglio di noi. Poi scusa. Se uno apre una panetteria, sarà mica pirla a mettersi a fare quel lavoro lì senza sapere una parola di italiano? Chiude dopo una settimana... Scusa se entri, chiedi due biove e il cingalese non capisce e ti fa un massaggio alla cervicale, il giorno dopo non ci vai più, o no? Tra l’altro non è che in panetteria devi intavolare discorsi da accademia della crusca... Al limite lo chiedi, il pane di crusca. Buongiorno, buonasera, facciamo un chilo? Grazie arrivederci... Tutto lì.

Non è che ci voglia Beccaria... Ma non basta. Si propone di levare anche le insegne straniere... Tipo Kebap, Sushi bar, ristorante cinese Ciao Ciciu... Perché? Perché stonano. Ci si deve adeguare alle tradizioni del luogo. Ma cosa vuol dire? Allora dobbiamo ranzare via la metà delle insegne. Comprese Harley Davidson, Suzuki, e Mercedes. Anche la Bresso a ’sto punto deve cambiarsi il nome. Troppo straniero. Se proprio vuole tenersi il nome di un’auto al limite Panda. Panda Bresso. Dicono che una soluzione potrebbe essere quella di tradurre le insegne straniere. Pensa un po’ te. E come lo chiami, a Torino, il ristorante giapponese di sushi? «Ris e pes»? Riso e pesce? «Capunet ‘d tun»? Il kebab come lo traduci, «Beberu arustì»? Pecora arrostita? «Muntun Brusatà»? Montone bruciacchiato? La cosa strana è che se la prendono soprattutto con le scritte cinesi e marocchine, nessuno che si lamenti degli hamburger o degli hot dog. Gli americani non sono stranieri? Prova, invece che hamburger a scrivere «Carne tritata con salse porche in pane molle», e vedi, quanti te lo comprano...

venerdì 28 maggio 2010

Si è alzato il vento delle primavere

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 28/05/2010

Mi sa che si è alzato il vento delle primavere che alza le gonne e fa mostrare le pere. Eh già, perché ogni due per tre fotografano una con il seno di fuori. E la Ilary, e la Hunziker, e la Anderson… in ogni rotocalco che si rispetti c'è sempre una foto con su scritto: «Inconveniente alla serata di gala: capezzolo fa capolino dal décolleté». Posso dire? Inconveniente una mazza. Se la tetta sta in un contenitore adatto, non esce. Ve lo garantisco. Certo che se ti metti una scollatura larga come il delta del Niger, allora può capitare. Se pretendi di contenere due dirigibili della Goodyear dentro una scollatura che va dalle clavicole all'ombelico, è dura. Anche stando immobile, la massa freme. Se poi addirittura balli, alè.

O ti fissi il vestito con l'Attack, ma poi levarlo è un casino, oppure devi farti dare due punti di sutura dal chirurgo. Poi, più tette c'hai, più rischi. Se sei piatta come uno schermo a cristalli liquidi, puoi anche metterti solo due bretelle che non esce niente, se invece c'hai una terza si scucchiaiano come palle di gelato, strusciano fuori come serpi… Ma ragiona, amica. Se sei Rocco Siffredi, non ti metti un costume a francobollo quando vai al mare, perché basta che ti alzi dalla sdraio che ti scappa l'arrosto, no? Chiedo almeno la cortesia di non cadere dal pero. No, perché a me fa poi venire i nervi leggere le interviste di queste minne vaganti che dichiarano: «Uhh…ma davvero mi è uscito il seno mentre saltavo sul tappeto elastico? Eppure avevo un reggiseno di carta velina grosso come un bicchierino per il prelievo delle urine! Come può essere capitato?». Amore? Avevi un reggiseno grosso come una benda sull’occhio del corsaro, e ti stupisci che due chili di roba siano tracimati? Le donne lo sanno che le tette van sempre un po’ dove vogliono loro, sono anarchiche, son come i vostri amici di Maria che mica stan lì fermi come le ruote di un cannone…perché li chiamate balle? Perché ballano! E le tette pure. Ci son quelle che ce le hanno molli come due sacchetti di seirass, o toste come le mozzarelle dentro il nylon, che cerchi di prenderle e loro si spostano: ma mai fisse come paracarri.

E se ti sdrai non puoi pretendere che loro stian lì ferme come due sassi di Matera. Si muovono. Come due crème caramel che quando il cameriere te li porta continuano a dondolare anche quando son già sul tavolo. Ma quello che mi manda ai matti sono quelle che fan finta di non accorgersene. Ma come? Ti salta fuori dal vestito una bombola del gas e tu non te ne accorgi? «Sì, ogni tanto sentivo, durante il balletto, che qualcosa mi sbatteva sull’occhio, ma non ci facevo caso». Ragazze? Ma prima di fare un balletto vi fanno l’epidurale!? Ve le anestetizzano? Che poi sono le stesse che in mezzo al casino di una festa si accorgono se si smaglia la calza a rete di mezzo centimetro, invece se salta fuori un melone non sentono niente. Secondo me lo fanno apposta. Anzi. Ti dirò di più. Si organizzano: «Bene… stasera devo ballare la lambada…. adesso mi metto un reggiseno di pelle d'anguilla di due taglie più piccolo e per sicurezza mi ungo le bocce con l'olio di giogioba. Così volano via che è una meraviglia». Se continuiamo così, per forza che poi tutti pensano che noi donne siam cretine

venerdì 21 maggio 2010

Calamite magiche

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 21/05/2010

Mi tocca. Torno al mio elemento. Torno al focolare, alla materia grassa, al fango primordiale della comicità svaccona, torno alla notizia idiota che, trattata da me, non può che peggiorare. Novità per tutti i walterini d’Italia. D’ora in avanti chi ha problemi di decollo dell’arnese, di consistenza dell’attrezzo, insomma chi non sa come far decollare il suo modellino miniaturizzato, c’è la calamita. Sì. La calamita da walter. E’ un nuovo ritrovato. Vi dico anche come si chiama. Segnatevelo. Che male c’è? Non è mica vergogna, se ti resta molle come una acciuga sott’olio... Si chiama Vigor. Più o meno come la marca dei cicles. Anche facile da ricordare. Se ce l’hai come un buble gum prendi Vigor. Di cosa si tratta. Spiego l’ambaradan. Tu, maschio che soffri di caduta libera, maschio che hai spesso il walter che fa bungee jumping, tu maschio che vorresti che ti saltasse fuori dalle mutande il lupo cattivo e invece si affaccia pollicino, basta che ti sistemi all’attaccatura delle orecchie due piccole calamite e per magia il walter ti diventa di ferro e si solleva. Come il ponte levatoio dei castelli. Senti anche il rumore: Sradadadadan...

Sì, perché pare che nell’orecchio ci siano dei punti magici che si possono stimolare per guarire da un sacco di malattie compreso lo smollacchiamento del joystick. Insomma, la calamita cosa fa? Attiva dei neurotrasmettitori che mandano l’impulso al Grande Fratello che entra in nomination. Si solleva come Polifemo quando lancia i massi a Ulisse. E tu maschio non dovrai mai più gridare alla tua donna: Buttati che è morbido! Però attenzione: non è che devi metterti la calamita prima di fare il ciupa dance, prima della performance... Anche perché non sarebbe carino. Tu inviti a cena una, lei vede le calamite e capisce subito che aria tira. Certo, le puoi sempre dire: «Amore per questa serata importante ho pensato di mettere gli orecchini di mia madre...», ma poi lei si preoccupa ancora di più. No, tu ti devi caricare prima. Come se fossi un telefonino. Ti metti in carica le orecchie come si fa per il cellulare. Minimo 20 minuti e ti dura 4 ore, massimo 60 minuti e l’effetto dura 14 ore. Giuro che è tutto vero. Nei casi più difficili ci vogliono due magneti da motore marino, che pesano sui quaranta chili l’uno. Ma scusa, mi chiedevo, se per far risorgere il geco albino ti metti i magneti nelle orecchie, per guarire dalla otite ti implacchi due calamite sugli amici di Maria? Vedrai che ci sarà gente che si farà fare delle calamite enormi.

Si, perché voi maschi siete così. Non vi basta mai. Dovete avere la macchina più lunga, l’orologio più grosso e le calamite più enormi. Peccato che poi ci andremo di mezzo sempre noi. Perché passeremo da un estremo all’altro. Dal nulla cosmico, alla tempesta magnetica. Capace che per strafare teniate poi i magneti in carica nelle orecchie per due settimane. Così poi dalle mutande vi parte un manico di rastrello che vi prende in fronte e andate giù come salami. Messi ko dal vostro stesso pralinato ducale.

venerdì 14 maggio 2010

Una preghiera

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 14/05/2010

Oggi vorrei elevare al cielo una preghiera. Una supplica accorata. Una prece. Mi rivolgo agli scarpari. A tutti i geppetti del cuoio, agli artisti della tomaia, ai profeti del decoltè. Io vi prego con tutto il cuore. Quando fate le scarpe da donna, potete fare per favore anche i 34 e 35 per noi minipony? Per noi diversamente abili di piede? Zampe di criceto? Io non dico di non fare i 38, i 40 e le barche a vela del 44 per carità... Volete fare un 47 tacco dodici color pera per le drag queen? Sono io la prima a dire bravi. Ma poi, magari con i ritagli di pelle di scarto, con i pezzi di pelle di vitello sbirgoli ricavati dalle orecchie e dal tondino della coda della mucca, potete fare per cortesia qualche scarpa in più del 35? Che sono stufa di andare in giro con le scarpe dei clown 3 numeri più lunghe? Mettetevi una mano sulla coscienza e una sulla tomaia, vi prego. Tutti lì che camminano in una Valle Verde e noi chi siamo? Le figlie della serva?

Ma guardatevi intorno: non ci sono solo stangone alte uno e ottanta, ci son tanti bei donnini di un metro e mezzo che c’hanno i piedi monchi anche se non se li fasciano nella culla come le cinesi. Cosa devono portare, ’ste disgraziate, ai piedi, due baguette, due sci? Io ho 45 anni, Reverendi. Non ne posso più di andare in giro con le Lelli Kelly, le scarpe di panno con le stelle alpine, e le Geox col velcro come all’asilo. Son stufa di entrare da Bambi a comprarmi le scarpe con stampati i Pokemon. Se il seno perfetto sta in una coppa di champagne, il piede ideale deve stare nella bottiglia da un quarto delle osterie. Fine. Prendete la misura così. Che non ne posso più di sentirmi dire: «Guardi, avevamo un 35 ma l'abbiamo venduto...». Sì, perché se lo fanno, ne fanno uno. Come la Gioconda. Finito quello ciao. Oppure ci son quelli che fanno il 35 bastardo. Finto. Un 35 però pianta larga. Una piastrella di cuoio. Ma siete cretini? Non è che se hai il piede corto per pareggiare ce l’hai largo. Noi basse non abbiamo le zampe del pastore tedesco, maestro della concia... Guarda. Fate una linea a nome mio. Vi do il permesso. La linea «Littizzetto, piede corto da nanetto». No, perché se continua così noi zampe di gatto andiamo giù di testa. Prendiamo poi a sberle i commessi quando ti dicono: «Guardi il 35 non c’è. Prenda il 36 e ci mette un po’ di cotone sulla punta». Ma mettilo te il cotone sulla punta... Quando ti metti in costume da bagno e sembra che sia vuoto davanti mettici il pluriball. Pezzo di babbeo. Prova, ad andare in giro tutto il giorno con un gnocco d’ovatta nella scarpa: la sera ce l’hai mummificato, il piede, la sera ti levi la scarpa e salta fuori la pietra filosofale. Un sasso di Matera. Idiota. Oppure ti dicono: «Metta una soletta». Minchia e straminchia. Allora. La soletta non è che allunga il piede, lo alza... maledizione... così invece di uscirti da dietro ti esce dall’alto... Mettitela tu la soletta. Pirla. Prova. Se ce l’hai corto mettiti la soletta. Prova. Vedi un po’ se ti si allunga. La soletta te lo alza magari fino al mento ma non te lo allunga. La lunghezza della tua pochezza resta quella. Imbecille.

lunedì 10 maggio 2010

Devo adeguarmi

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 07/05/2010

Devo adeguarmi. Devo promettere anch’io che farò lo spogliarello. Tutte le vamp del paese annunciano che se vince la loro squadra, si spogliano nude. Voglio sbiottarmi anch’io... Tranquilli. Ci sono pochissime probabilità che succeda, io sono della Juve. Sono condannata a stare vestita mi sa ancora per un bel po’. Melissa Satta ha detto che si spoglia se vince il Milan, la Francesca Fioretti si spoglia se vince il Napoli, persino la Ferilli ha detto che si rispoglia se vince la Roma. Già perché l’aveva già fatto una volta. Era rimasta con addosso uno strato di pelle di salsiccia... hai presente quando levi la pelle al polpo? Ecco, uguale. Potrebbe almeno fare qualcosa di diverso, non so, buttarsi con l'elastico da Ponte Milvio, quello dei lucchetti, passare in elicottero a far vedere le tette anche nelle periferie, affacciarsi all’Angelus insieme al Papa, con le scarpe rosse di Prada uguali alle sue. Per il Cagliari, per dire, chi si spoglierà? Cossiga? Se vince l’Inter si spoglia la Moratti?

Unaltro che si è spogliato è Roberto Bolle il ballerino, il Maradona della calzamaglia, il Pelé del sospensorio. Giorni fa ha debuttato al San Carlo di Napoli con una nuova versione della «Giselle» in cui balla nudo. Oltre al lato B ci mostra il lato A. Non che il lato B facesse schifo... C’ha delle natiche, Bolle, delle chiappe di goretex con dentro la materia di cui sono fatti i diamanti, sembrano incollate fra di loro con l’attak. Comunque, dicevo... Bolle, all’ultima scena, per la disperazione di vedere che Giselle è morta, si spoglia nudo e fa il plié e il plissé col walter déshabillé. Che tra tutte le cose che poteva fare quella era proprio l'ultima... Poteva farle la respirazione bocca bocca a ’sta Giselle, provare a risuscitarla con gli elettrodi come Frankenstein, poteva piangere a dirotto, strapparsi i capelli, prendersi a scudisciate. No. Lei è morta? Perfetto. Tiro fuori il pirillo. Mi metto a sventolare il corredo da bollito. Mati pare? Capirei se fosse stato il «Flauto magico» o «L'Uccello di fuoco »... Tra l'altro pensa come sarà contenta la ballerina, perché la protagonista di Giselle è Giselle, mica il principe? Lei che avrà studiato quindici anni, coi calli ai piedi, i sovraossi, finalmente la chiamano a fare Giselle, non gli piomba sui maroni Bolle che tira fuori il merlo rosa? E così guardan tutti lui? Ma certo. Perché poteva entrare Brunetta a fare la morte di Giselle bevendo il Solepiatti e non se ne accorgeva nessuno. Tra l’altro, pensavo, sarà anche difficile ballare con tutto ’sto ambaradan libero e bello... E’ come portarsi dietro un gatto in bici, dà più fastidio che aiuto. Non credo che se ne stia in elevasion... se ne starà lì morto come la morte del cigno... non lo puoi neanche usare per fare il jeté, le randonné, il pas de deux e il caprice des dieux. Fai una piroette e si mette a ruotare come la roulette... Gli amici di Maria uguale. Quelli ballano per conto loro... Lui balla da una parte, gli altri ballano dall'altra... Un balletto nel balletto. Comunque, nonostante quelli del teatro si fossero raccomandati di non fare riprese con telecamere, nel momento clou in cui Bolle ha fatto volteggiare nell’aria il croissant hanno tutti sfoderato il telefonino ed è partita una scarambola di flash che momenti l'acceca. L’aurora boreale. Le luci di Las Vegas. E adesso sarà pieno di trofie che avranno nel desktop del telefonino le balle di Bolle.

venerdì 30 aprile 2010

Partiamo dalle buone notizie

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 30/04/2010

Partiamo dalle buone notizie. Hanno riaperto gli aeroporti e il traffico in cielo è finalmente ripartito. Non si è capito bene se è perché il vulcano ha smesso di eruttare o ci siam rotti le palle noi. Ma tant’è. Io temeraria ho volato il giorno che hanno riaperto. Volavamo bassi come gli uccelli paduli… fossero già state mature potevamo raccogliere le ciliegie dagli alberi. Ad un certo punto ho detto al pilota: Scusi, quella è l’isola d'Elba? No, è una Panda, signora.

Comunque quello che mi fa specie è che in tutto questo torrone non ci sia stato uno, dico un servizio al tg sull’Islanda. Su in che stato siano sti poveri islandesi. Potrebbero essere stati seppelliti sotto la lava come a Pompei a noi non ce ne frega una mazza. Con tutti quei sassolini sparati per aria l’Islanda adesso sarà come una enorme lettiera per gatti. Ma a noi ce ne impippa. L’islandese caramellato non fa notizia. Sono altre le cose che scatenano il nostro interesse. Tipo quella che i Berlusconi, ormai è ufficiale, cominciano a moltiplicarsi. Vi spiego. Silvia Toffanin, la presentatrice di «Verissimo » che è incinta di Piersilvio, ci ha fatto sapere che il pupo lo chiameranno Silvio. Pensa un po’ te. Fan ’sto colpo di coda. ’Sta svisa. Son come i barbapapà. Che c’è la barbamamma e il barba figlio… Pensa in casa che cunfusion… che ciadel…

«Silvia! Dì a Piersilvio di prendere in braccio Silvio che arriva Silvio». Perlomeno, se proprio vogliamo vederci un risvolto positivo, hanno scelto la sintesi, no, dico, c’era il rischio che lo chiamassero Pier-Piersilvio, oppure Piersilvio-Silvio… Sai che pare che abbiano sul balcone una pianta di salvia e l’abbian chiamata Silvia? Ma non basta. Persino un operaio extracomunitario del Ghana che abita a Modena ha avuto un figlio e sai come l’ha chiamato? Silvioberlusconi… Tutto attaccato. Silvioberlusconi come nome, Bohaene di cognome. Come sarà il diminutivo di Silvioberlusconi? Papi? La cosa bella è che l’impiegato dell’anagrafe non ha fatto un plissè. Non una piega. Ma ti pare? Ma se solo qualche mese fa ci han fracassato l’anima con quelli lì di Genova che volevan chiamare il figlio Venerdì e li hanno coperti di contumelie.

Gli han berciato dietro che non si poteva chiamare un figlio Venerdì, guardi se proprio vuole un giorno della settimana faccia una figlia e la chiami Domenica ma Venerdì no, fa schifo anche alle boie panatere, e adesso? Questo chiama il figlio Silvioberlusconi e tutti clap clap, bravi ma che bella idea? Ma abbiamo il cervello gamulà? Il bello è che a sto disgraziato gli han anche chiesto: Ma perché non l’ha chiamato Pierluigi Bersani? E lui ha risposto: Non so chi sia. Tenendo conto che il signor Bohaene è un operaio e non un industriale, la cosa è abbastanza inquietante.

Comunque se questo è l’andazzo, si spalancano le porte a dei bellissimi nomi di battesimo: Larussa per una bambina è quasi meglio di Larissa, che sembran due che si picchiano. Per dire, Bocchino magari no, ma Casini, per due gemelli, essendo plurale potrebbe essere un’idea. Se son due femmine? Cota e Zaia. Perfetto.