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martedì 18 maggio 2010

Trent'anni fa un altro vulcano

Ultimamente un vulcano, dal nome impronunciabile, in Islanda sta provocando non pochi problemi alla vecchia Europa. Trent'anni fa un altro vulcano, Monte S. Elena nello stato di Washington, ebbe un'eruzione esplosiva di pari livello. Grazie a boston.com ecco una serie di immagini che ce la ricordano.

lunedì 17 maggio 2010

L'arma disarmante

tramite lastampa.it - Buongiorno di Gramellini del 15/05/2010

La settimana scorsa, la maestra napoletana Maria Marcello si era tuffata in una zuffa di bambini per separarli ed era stata colpita da un calcio che le aveva fracassato la milza. Al risveglio dall’operazione, le sue prime parole erano state irrituali: voleva rivedere il piccolo che l’aveva mandata all’ospedale e perdonarlo. Ieri il bambino le ha spedito una lettera di scuse, un mazzo di fiori e il vangelo della sua prima comunione. Libro Cuore? Può darsi.

Per me quella maestra è una rivoluzionaria e ha raccolto il frutto di un gesto non buonista, ma anticonformista. Esiste oggi qualcosa di più banale che vendicarsi delle offese subìte? Pare sia rimasta l’unica regola morale accettata da tutti: ogni torto va riequilibrato con un’offesa di segno uguale e contrario. Centinaia di film gialli e di curve ultrà non fanno che ripetercelo di continuo: l’onore, la giustizia e il rispetto si ottengono soltanto con la ritorsione. Un bambino ti spacca la milza? Che sia cacciato dal consesso urbano, umiliato lui e la sua famiglia. Così il bimbo crescerà avvelenato contro il mondo, in preda a un astio vittimista che i familiari non mancheranno di alimentare. Poi arriva una maestra da 1100 euro al mese che dice: «Ti perdono». E lo scenario di colpo si ribalta. Perché come fai a sentirti ancora vittima della società, quando la «tua» vittima ti chiede di stringerle la mano?
Il perdono è l’arma disarmante. Non puoi farci nulla: ti vince, ti conquista, ti redime. Ed è una medicina che alleggerisce il cuore di chi lo riceve, ma ancor più quello di chi lo offre.

L'ultimo lancio

Nell'ottobre del 1985 lo Space Shuttle Atlantis veniva lanciato per la prima volta nello spazio. A 25 anni di distanza parte per la sua 32esima ed ultima missione. Da boston.com ecco una galleria per ricordare le sue ultime missioni prima del pensionamento.

venerdì 14 maggio 2010

Una preghiera

tramite lastampa.it - Il pensiero debole di Luciana Littizzatto del 14/05/2010

Oggi vorrei elevare al cielo una preghiera. Una supplica accorata. Una prece. Mi rivolgo agli scarpari. A tutti i geppetti del cuoio, agli artisti della tomaia, ai profeti del decoltè. Io vi prego con tutto il cuore. Quando fate le scarpe da donna, potete fare per favore anche i 34 e 35 per noi minipony? Per noi diversamente abili di piede? Zampe di criceto? Io non dico di non fare i 38, i 40 e le barche a vela del 44 per carità... Volete fare un 47 tacco dodici color pera per le drag queen? Sono io la prima a dire bravi. Ma poi, magari con i ritagli di pelle di scarto, con i pezzi di pelle di vitello sbirgoli ricavati dalle orecchie e dal tondino della coda della mucca, potete fare per cortesia qualche scarpa in più del 35? Che sono stufa di andare in giro con le scarpe dei clown 3 numeri più lunghe? Mettetevi una mano sulla coscienza e una sulla tomaia, vi prego. Tutti lì che camminano in una Valle Verde e noi chi siamo? Le figlie della serva?

Ma guardatevi intorno: non ci sono solo stangone alte uno e ottanta, ci son tanti bei donnini di un metro e mezzo che c’hanno i piedi monchi anche se non se li fasciano nella culla come le cinesi. Cosa devono portare, ’ste disgraziate, ai piedi, due baguette, due sci? Io ho 45 anni, Reverendi. Non ne posso più di andare in giro con le Lelli Kelly, le scarpe di panno con le stelle alpine, e le Geox col velcro come all’asilo. Son stufa di entrare da Bambi a comprarmi le scarpe con stampati i Pokemon. Se il seno perfetto sta in una coppa di champagne, il piede ideale deve stare nella bottiglia da un quarto delle osterie. Fine. Prendete la misura così. Che non ne posso più di sentirmi dire: «Guardi, avevamo un 35 ma l'abbiamo venduto...». Sì, perché se lo fanno, ne fanno uno. Come la Gioconda. Finito quello ciao. Oppure ci son quelli che fanno il 35 bastardo. Finto. Un 35 però pianta larga. Una piastrella di cuoio. Ma siete cretini? Non è che se hai il piede corto per pareggiare ce l’hai largo. Noi basse non abbiamo le zampe del pastore tedesco, maestro della concia... Guarda. Fate una linea a nome mio. Vi do il permesso. La linea «Littizzetto, piede corto da nanetto». No, perché se continua così noi zampe di gatto andiamo giù di testa. Prendiamo poi a sberle i commessi quando ti dicono: «Guardi il 35 non c’è. Prenda il 36 e ci mette un po’ di cotone sulla punta». Ma mettilo te il cotone sulla punta... Quando ti metti in costume da bagno e sembra che sia vuoto davanti mettici il pluriball. Pezzo di babbeo. Prova, ad andare in giro tutto il giorno con un gnocco d’ovatta nella scarpa: la sera ce l’hai mummificato, il piede, la sera ti levi la scarpa e salta fuori la pietra filosofale. Un sasso di Matera. Idiota. Oppure ti dicono: «Metta una soletta». Minchia e straminchia. Allora. La soletta non è che allunga il piede, lo alza... maledizione... così invece di uscirti da dietro ti esce dall’alto... Mettitela tu la soletta. Pirla. Prova. Se ce l’hai corto mettiti la soletta. Prova. Vedi un po’ se ti si allunga. La soletta te lo alza magari fino al mento ma non te lo allunga. La lunghezza della tua pochezza resta quella. Imbecille.

Annunciazioni

da spinoza.it

Scajola non andrà a Perugia. A meno che non gli comprino un’auto.

Bersani: “Costringerò il governo a rispondere sugli appalti. Fosse la prima cosa che faccio”.

“Il governo risponda o lo facciamo rispondere noi” ha detto Bersani chiamando l’ora esatta.

È Berlusconi il più amato dagli immigrati. Secondo un sondaggio della Scavolini.

Sembra che il 42% degli immigrati voterebbe Berlusconi. Ma è meglio non rischiare.

Moratti: “Gli immigrati irregolari normalmente delinquono”. Strano, con tutte quelle opportunità a disposizione.

(“I clandestini delinquono”. Anche chi li assume in nero)

Roma, ragazzo pestato da numerosi agenti di polizia. Era una delle prove del concorso.

Dopo Roma-Inter, Stefano Gugliotta è stato malmenato perché scambiato per un ultrà. Doveste imbattervi in dei poliziotti, vi conviene specificare subito cosa non siete.

(Io comunque li capisco: ne picchiano talmente tanti che un errore ci puo’ stare)

Durante il pestaggio, qualcuno dai palazzi urlava: “Siete in venti contro uno!”. Immediato l’arrivo dei rinforzi.

Il sofisticato identikit del tifoso ricercato indicava “Uno con la maglietta rossa”. Paperoga già si caga addosso.

Dopo il pestaggio, Gugliotta si è salvato grazie alla tempestiva assenza dei medici.

Un dente rotto, sei punti in testa e segni di numerose manganellate per uno scambio di persona. Pensate se era quello giusto.

Gugliotta è stato scarcerato, ma resta in piedi l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Cucchi ne uscì pulito.

Carla Bruni: “Ho fatto sesso con Sarkozy mentre un capo di stato aspettava”. Di poter uscire dall’armadio.

(Sesso prima di un incontro diplomatico. Mi ero fatto un’idea piú noiosa delle riunioni al G8)

Il Papa sulla pedofilia: “Il perdono non sostituisce la giustizia”. Tranquilli, nessuno vi ha perdonato.

“Le sofferenze per la pedofilia anticipate nel terzo segreto di Fatima”. E in quello di Pulcinella.

Topolino crocifisso in un megastore cinese. E vedeste cos’hanno fatto a Minni!

Le reazioni: “È un insulto a un’icona del mondo occidentale”. E anche a Cristo.

Lippi dirama la lista dei convocati per i mondiali. Parecchi i vivi.

Travaglio: “Ai mondiali non tiferò per l’Italia”. Sì, però ora non ci scrivere un libro.

* * *
autori: il barba, rfr, anziani, stanis delcuore, scienzedellevanghe, serena gandhi, faberbros, fedgross, astabada, il professor morte, castorovolante, bean, mancio1971, berse, richi selva, trovatarli, ansermo, mamadami, ghiro, ema_palazzi, dehihiho e gbona.

Le due code

tramite lastampa.it - Buongiorno di Gramellini del 14/05/2010

Centinaia di interisti sono già in coda davanti a una banca di Milano per acquistare i cinquemila biglietti della finalissima di Champions in vendita da sabato mattina alla modica cifra di 225 euro. Chi non ama il calcio scuoterà la testa, «o tempora o mores». Chi lo ama e non ha la sua squadra in finale di Champions, la scuoterà lo stesso, ma per altri motivi. Non c'è dubbio che affiora un mondo, in quella coda. Il primo a presentarsi con tenda e brandina è stato un disoccupato: categoria purtroppo emergente e dotata di tempo libero. Il secondo un cinese che vive in Olanda e va pazzo per l'Inter: quando si dice la globalizzazione. Il terzo un italiano di minoranza: ha stilato su un foglio la lista delle precedenze per evitare il classico effetto-serpentone di tutte le code nostrane, dove c'è sempre uno che ti passa davanti e poi dice: non mi ero accorto che ci fosse una fila.

Questa coda di sfollati mi sembra di gran lunga più dignitosa dell'altra, che la Casta sta srotolando da alcuni giorni con telefonate e messaggi a dirigenti e sponsor, per approdare a un biglietto gratuito o comunque acquistabile senza mescolarsi al volgo. Già si è scritto di consiglieri del Comune di Milano dotati di regolare tagliando per amici e congiunti. Chissà se esiste un Anemone interista che regala biglietti ai potenti in cambio di favori. Gira voce, ma si tratta sicuramente di una malignità, che un noto politico raggiungerà il Bernabeu con un elicottero della Protezione Civile per assistere alla finale a sua insaputa.

giovedì 13 maggio 2010

Acari alla frusta

tramite lastampa.it - Buongiorno di Gramellini del 13/05/2010

Esistono ancora notizie che anche un giornalista scafato scorre con le pupille a pallina da golf, continuando a ripetersi: «non può essere». Non può essere che alcuni furbastri importino degli aspirapolveri a trecento euro, li ribattezzino «presidio medico elettromedicale antiacaro» e li rivendano in nero a quattromila, pensando di farla franca. Non può essere che migliaia di persone, di quelle diffidenti che appena per strada si avvicina uno sconosciuto si mettono una mano sui glutei a protezione del portafogli, abbiano sborsato quattromila euro in nero per un «presidio medico elettromedicale antiacaro» senza mettersi a ridere. Non può essere che i furbastri abbiano assunto centraliniste e venditori porta a porta, caricandoli con canti, slogan e inno nazionale. Non può essere che questi ragazzi, i quali a casa si inalberano se la mamma non ha ancora stirato loro la camicia preferita, accettino di farsi prendere a frustate sulle gambe in sala mensa, come Fantozzi: pubblicamente umiliati se alla fine della settimana non avevano truffato abbastanza clienti.

Non può essere, eppure è. Accade a Incisa Valdarno, nella civilissima Toscana. Una storia molto italiana e gli ingredienti ci sono tutti: la furbizia, l’evasione fiscale, il rincoglionimento pubblicitario e la scopiazzatura grottesca dei modelli americani. Soprattutto la vera istituzione nazionale, la famigghia: i giovani venditori venivano convinti a piazzare i primi aspirapolveri presso i parenti. Assumere il figlio a frustate, per truffare i suoi genitori: è questa l'imprenditoria del nuovo medioevo italiano?